Pagine

giovedì 30 dicembre 2010

Del Vivere

[21.59.45] Vassili Battain: Oltre all'aspetto del fatto che ognuno di noi abbia bisogno di guide
[22.00.06] Vassili Battain: o venga comunque aiutato nella propria crescita personale da chi ci educa e anche da chi ci ama
[22.00.15] Vassili Battain: credo ci sia un altro aspetto
[22.00.28] Vassili Battain: a cui ho sempre pensato
[22.00.43] Vassili Battain: nelle mie relazioni con le persone che ho conosciuto
[22.00.45] Vassili Battain: cioè
[22.00.58] Vassili Battain: ho sempre pensato che a volte,
[22.01.06] Vassili Battain: la cosa che più mi fa paura
[22.01.13] Vassili Battain: è che, comunque si agisca,
[22.01.24] Vassili Battain: si va a toccare e tirare dei fili invisbili
[22.01.34] Vassili Battain: che stanno nelle relazioni fra tutte le persone
[22.02.24] Vassili Battain: le relazioni, gli amori, le amicizie, anche solo le conoscenze, diventano fili invisibili che, anche involontariamente, siamo portati - o costretti - a "tirare", trascinare con noi
[22.02.41] Vassili Battain: si dice che un legame si salda o si "spezza"
[22.03.17] Vassili Battain: è l'idea di un filo il cui nodo diventa più saldo, oppure si aggroviglia, oppure viene tagliato quando si perde il contatto con questa o quella persona
[22.03.46] Vassili Battain: in definitiva, per me, non si può fare a meno di "manipolare", anche ad un livello involontario,
[22.04.12] Vassili Battain: perché tutto ciò che facciamo o diciamo, influisce su tutto ciò che ci circonda e, soprattutto, su CHI ci circonda
[22.04.16] Vassili Battain: proprio perché esistiamo
[22.04.46] Vassili Battain: e il nostro vivere, in quanto animali sociali, non è individuale come la società lo dipinge a volte,
[22.05.13] Vassili Battain: la società non solo capitalistica, ma anche individualista, porta a credere all'idea del primo
[22.05.22] Vassili Battain: del vincitore
[22.05.35] Vassili Battain: di colui che ha una supremazia perché migliore
[22.05.53] Vassili Battain: ma forse, sottinteso
[22.05.59] Vassili Battain: ci viene fatto credere che per essere primo
[22.06.10] Vassili Battain: si debba anche essere unico e solo
[22.06.24] Vassili Battain: SOLO è la lettura distorta
[22.06.31] Vassili Battain: Ci si migliora
[22.07.02] Vassili Battain: MA "solo" (nel senso di solamente, come avverbio) CON gli altri
[22.07.24] Vassili Battain: e non certo relazionandosi con se stessi e basta
[22.07.43] Vassili Battain: Però forse qui sto esagerando con la filosofia dei massimi sistemi... :D
[22.08.05] Vassili Battain: In conclusione
[22.08.19] Vassili Battain: ho sempre creduto che il coraggio di una persona
[22.08.32] Vassili Battain: stia nell'agire pur sapendo che non potrà fare a meno di ferire gli altri
[22.08.40] Vassili Battain: anche con tutto il bene che vorrà loro
[22.09.02] Vassili Battain: perché finirà sempre, con i propri errori ma anche con la propria buona fede,
[22.09.17] Vassili Battain: con l'andare a toccare, tirare, recidere
[22.09.34] Vassili Battain: i fili invisibili delle relazioni con le altre persone
[22.10.12] Vassili Battain: è un po' quello di cui parlavamo oggi, quando ogni tanto abbiamo la percezione che gli altri abbiano una vita, appunto, "altra" all'infuori da noi
[22.10.42] Vassili Battain: vita che noi tocchiamo ed andiamo ad influenzare, ma senza poter manipolare del tutto, come del resto è giusto che sia
[22.10.54] Vassili Battain: siamo liberi e coraggiosi
[22.11.02] Vassili Battain: solo se rispettosi di quei fili invisibili
[22.11.27] Vassili Battain: solo se consapevoli che dobbiamo muoverci nel mondo, con l'umiltà
[22.11.39] Vassili Battain: di dover un giorno morire e lasciarlo
[22.11.50] Vassili Battain: possibilmente meglio di come l'abbiamo trovato
[22.11.52] Vassili Battain: o
[22.11.54] Vassili Battain: se non altro
[22.12.00] Vassili Battain: provandoci!

martedì 9 novembre 2010

Una bella uscita tra amici, a bere birrette in una bettola storica delle nostre serate, monopolizzando il biliardino e rovesciando i posacenere dai tavoli; mentre tutto l'arredamento di anticaglie trafugate ai vari robivecchi e mercatini delle pulci di Berlino rimandava, col freddo umido che sbirciava fuori dalle finestre appannate, uno scenario surreale e fuori dal tempo, che è poi la vera magia dello Schlawinchen, quando non straripa gente ubriaca fin sulla Schönleinstraße.
Una bella serata sgangherata, quando puoi cacciar balle, ridere sguaitamente, sbronzarti un po' e lasciare i pensieri là fuori, nel freddo della sera che ti afferrerà di nuovo più tardi, molto più tardi, per lasciarti addosso come una lieve brina sui cappotti, durante la lunga passeggiata sulla strada verso casa.
Non posso ancora evitare, però, il sorriso amaro di chi ricorda altri infiniti tempi: tempi migliori, tempi diversi, che solo per esser già passati, solo per averli già tutti vissuti, non lasciano alcun rimpianto, ma affollano la testa di ricordi e lasciano il cuore colmo di una nostalgia infinita.
Così, mentre il mio viso si schiude in una risata di cuore nel frangente del momento, voltarsi e non vedere loro due lì con noi è una morsa struggente, che rimanda la gioia in gola, in un nodo che non si scioglie e opprime, impedendo quasi il respiro; mentre trattengo il fiato e in un istante si concentrano anni di amicizia e sul mio volto passa un'ombra di tristezza, che va a nascondersi tra le luci fioche del locale.
Poi riprende l'ilarità tra la baraonda generale ma quella ingombrante assenza, che pare solo a me evidente, si attarda in un angolo buio del bar e mi aspetta paziente e accompagna a casa benevola, proprio come avrebbero fatto tutti quei buoni e vecchi amici, dei quali, purtroppo, sento sempre più spesso la mancanza.

mercoledì 13 ottobre 2010

Dentro Roma


Faceva un caldo che non era scirocco e non era arsura, ma era soltanto caldo. Era come una mano di colore data sul venticello, sui muri gialletti della borgata, sui prati, sui carretti, sugli autobus coi grappoli agli sportelli. Una mano di colore ch'era tutta l'allegria e la miseria delle notti d'estate del presente e del passato. L'aria era tirata e ronzante come la pelle d'un tamburo; le pisciate anche appena fatte, che rigavano il marciapiede, erano secche; i mucchi d'immondezza si sfregolavano abbrustoliti e senza più odore. A fare odore erano solo le pietre e i bandoni ancora caldi del sole: magari con attorno distese di stracci bagnati e poi risecchiti dal caldo. Negli orti che ancora restavano qua e là, gonfi di legumi che crescevano soli belli grassi come nel paradiso terrestre, non c'era un goccio di guazza. E nei centri delle borgate, nei bivii, come lì al Tiburtino, la gente s'ammassava, correva, strillava, che pareva d'essere nei bassifondi di Shanghai: pure nei posti più solitari c'era confusione, con file di maschi che andavano in cerca di qualche zoccoletta, fermandosi a far due chiacchiere alle bottegucce dei meccanici ancora aperte, col Rumi di fuori. E passato Tiburtino, ecco Tor dei Schiavi, il Borghetto Prenestino, l'Acqua Bullicante, la Maranella, il Mandrione, Porta Furba, il Quarticciolo, il Quadraro... Altri centinaia di centri come quello lì al Tiburtino: con un mare di gente sotto il semaforo, che mano a mano andava sparpagliandosi nelle strade intorno, rumorose come androni, coi marciapiedi tutti rotti, e lungo ruderi colossali di mura con sotto file di tuguri. E bande di giovanotti che facevano a fugge coi loro motori, Lambrette, Ducati o Mondial, mezzi ubbriachi, con le tute unte aperte sul petto nero, oppure acchittati che parevano usciti da una vetrina di Piazza Vittorio. Tutto un gran accerchiamento intorno a Roma, tra Roma e le campagne intorno intorno, con centinaia di migliaia di vite umane che brulicavano tra i loro lotti, le loro casette di sfrattati o i loro grattacieli. E tutta quella vita, non c'era solo nelle borgate della periferia, ma pure dentro Roma, nel centro della città, magari sotto il Cupolone: sì, proprio sotto il Cupolone, che bastava mettere il naso fuori dal colonnato di Piazza San Pietro, verso Porta Cavalleggeri, e èccheli llì, a gridare, a prender d'aceto, a sfottere, in bande e in ghenghe intorno ai cinemetti, alle pizzerie, sparpagliati poco più in là, in via del Gelsomino, in via della Cava, sugli spiazzi di terra battuta delimitata dai mucchi di rifiuti dove i ragazzini di giorno giocano a palla, in coppie tra le fratte coperte di pezzi di giornale abbandonati tra via delle Fornaci e il Gianicolo... E sotto, passato il traforo gocciolante, ecco tutto uguale, a Piazza della Rovere, dove file di turisti passano a testa alta, tenendosi a braccetto, coi calzoni alla zuava e le scarpe pesanti, cantando canzoni alpine in coro, mentre i giovinastri addossati alla spalletta del Tevere, presso una latrina intasata, coi calzoni a tubbo e gli scarpini a punta, dicendogli dietro con un'espressione annoiata e sarcastica delle parole che se le capissero li farebbero morire di un colpo. E giù per i lungoteveri per dove passano scassati i rari tram sotto le gallerie dei platani, lungo selciati sconnessi, e le lambrette che se la sbroccolano in curva con sopra un giovanotto o due in cerca di rogna; verso Castel Sant'Angelo con ai piedi, sul pelo del fiume, il Ciriola tutto illuminato; verso Piazza del Popolo elegante come un gran teatro, il Pincio, e Villa Borghese, col ronzio dei violini e le sordine alle mignotte, o ai frosci che passano in frotta cantando con le palpebre abbassate e le bocche cascanti "Sentimental", e sbirciando con la coda dell'occhio per vedere se per caso non stesse arrivando il carrettone. Oppure, dalla parte opposta, verso Ponte Sisto, dove, sotto il Funtanone sporco e tutto luccicante, due squadre di giovincelli trasteverini stanno facendo una partita al pallone, urlando di brutto, e correndo come un branco di pecore tra le ruote delle millenove dei ganzi che vanno con la zoccoletta di Cinecittà a cenare all'Antica Pesa: mentre da tutti i vicoletti di Trastevere, lì dietro, giunge il brusio delle mascelle maschili e femminili che masticano la pizza o il crostino, all'aperto, in Piazza Sant'Egidio o al Mattonato, coi ragazzini che fanno la lagna o intorno i pischelli che litigano correndo sui selciati, leggeri come le carte sporche che il venticello trascina qua e là.

lunedì 24 maggio 2010

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" (Giovanni Falcone, Palermo 18 maggio 1939 - 23 maggio 1992).

lunedì 22 marzo 2010

"Non ti accorgi mai di quanto tieni ad una persona o a qualcosa, fino a quando non ti assale la paura di perderle..." (Vas One Man Band)

martedì 2 febbraio 2010

"... bisognerebbe concedere all'Uomo altri due diritti: il diritto di contraddirsi e il diritto di uscire da una stanza quando la situazione si fa insostenibile...". (tratta da un film della Nouvelle Vogue francese di cui vidi uno spezzone su Rai3 a tarda notte, tanti anni fa, ai bei tempi in cui Ghezzi e Vieri Razzini regalavano notti insonni)

giovedì 21 gennaio 2010

"Credo nel Sole, anche quando non splende. Credo nell'Amore, anche quando non lo sento. Credo in Dio, anche quando tace." (scritta sul muro di una cantina a Colonia, dove alcuni ebrei si rifugiarono durante la Seconda Guerra Mondiale)

mercoledì 20 gennaio 2010

lunedì 18 gennaio 2010

Tutto sommato una buona vita...

Studiare... studiare ancora. Trentacinque anni e ritrovarsi ancora all'ultimo giorno, all'ultimo momento per consegnare un compito. Che pagliaccio! E starsene così, con le gambe distese sul sofà, ascoltando il Sun Bear Concert in Tokio di Keith Jarrett, mentre sessanta pagine ripetitive di disquisizioni sulla didattica della lingua esigono un sunto di sole venti righe entro mezzanotte... e dopo mezzanotte, comunque vada, a prescindere dal risultato (senz'altro a prescindere dal voto, di cui non mi importa più molto dall'aprile del '99) quel sentirsi più leggero; e poi subito a letto, per un sonno a volte pesante, spesso ristoratore ma sempre troppo breve. Perché la sveglia è alle sei, così da essere per le otto di mattina dall'altra parte di Berlino, in un quartiere "bene", alla prima ora di italiano di una scuola superiore... non lo insegno ancora. Per ora osservo e prendo appunti. Fa tutto parte del gioco: Il gioco di imparare!

Ma ora penso a me seduto qui così, al caldo, nella mia bella stanza, tra luci soffuse, con la fortuna di potermi permettere ancora di studiare e farmi accarezzare l'anima da delle note pure, mentre cerco di significare e dire qualcosa.
Sì, tutto sommato una buona vita.

domenica 17 gennaio 2010

E così eccomi qui...

La citazione d'apertura, sebbene mantenga l'intento un po' ironico di darsi un tono, è dovuta più che altro alla presa di coscienza che vi porta qui: ci sono cose che vanno aldilà della nostra immaginazione e capacità di comprensione... e così, da ieri, c'è anche il blog del recalcitrante Vas, che di "queste cose", per anni, non ne ha mai voluto sentir parlare!
Faccio notare che l'amore tormentato continua perché, già ieri, per scegliere il layout ho perso un pomeriggio e poi ero troppo esaurito per sapere cosa scrivere... stamattina, dopo che una saggia non-uscita del sabato mi ha permesso di recuperare sonno e forze, piazzo il primo vero post introduttivo a cui spero di dar seguito con una certa frequenza.
Nella comunione d'intenti delle mie idee pazze si spiega il titolo e il senso del blog: un sito, nel senso vero e meno "virtuale" della parola, dove si possano ritrovare gli amici di cui vorrei aver più cura ma che sento troppo di rado; quelli che pur sentendoli non vedo quasi mai perché disseminati per il nord-Italia, quando non per il nord-Europa o ancor più in là (al polo?); e quelli che, come me, sono finiti irretiti da facebook e dopo un anno si stanno chiedendo che cosa ci stanno a fare ancora lì (per quello ho scelto il blu, magari vi confondete... :D).
E se vi ritrovarete tutti qui a leggere i miei vaniloqui, spero almeno vi divertirete come assistendo ad un circo volante di pazzi trapezisti!
Ci saranno foto, video, link, recensioni cinematografiche, ricette di cucina ma soprattutto, mi auguro, vostri commenti ed interventi da cui iniziare un dialogo, che porti ad un confronto di idee, che sui network globali mi pare si riduca ad un "i like" dello status del vicino, prima di perdersi nell'oceano delle applicazioni vaccate, riempitivo lobotomizzante alla noia, da cui anch'io sto riemergendo a fatica grazie ad improrogabili impegni di studio (con le minacciose scadenze da gangsters che mettono per le consegne delle verifiche, sarebbe meglio parlare di "offerte che non posso rifiutare": c'è persino la frase "andrà consegnata entro la mezzanotte zero zero di lunedì"... ma vogliono indietro il questionario o una partita di droga? 0_o
Ma delle mie vicissitudini scolastiche della terza età vi parlerò ancora e altrove: ora semino il primo post, finché sono in tempo prima di dir altre fesserie, perché da vaniloquio rientri nel soliloquio, poi spedirò l'indirizzo del sito perché da soliloquio divenga monologo, e infine attenderò che germoglino i primi commenti che da monologo ne faranno dialogo!

A risentirci ragazzuoli!

sabato 16 gennaio 2010

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia." (Shakespeare, Amleto - atto I°)